Neonato

Non tenerlo in braccio o prende il vizio!

Lascialo piangere, gli si aprono i polmoni. Ma lo tieni sempre in braccio? Così non potrai più far nulla. Guarda che ha scambiato il seno per il ciuccio, non puoi tenerlo sempre attaccato! Alzi la mano chi si è sentita ripetere queste e tante altre frasi simili almeno una volta da quando è diventata mamma. Tutte vero?
Nonne, zie, sicuramente in buona fede, spinte sicuramente dalla volontà di salvaguardare le nostre braccia e il loro nipotino, sono sempre lì, pronte a sentenziare, dall’alto della loro esperienza, che ormai gli abbiamo dato il vizio, che se non diamo subito delle regole ai nostri cuccioli non saremo dei bravi genitori e cresceremo un branco di mammoni insicuri.

Ma vogliamo davvero parlare del vizio? Loro sanno che ormai ci sono centinaia di studi che smentiscono questa teoria? Un neonato viziato non esiste. Ciò che per anni si è chiamato vizio altro non è che un bisogno, un bisogno assolutamente fisiologico e necessario. Un neonato non ha altro modo per esperimere un suo naturale bisogno se non piangendo. Parenti e vicini sanno che si fanno più danni non rispondendo subito a queste necessità del bambino? Sono state fatte svariate ricerche che provano come un neonato ben accudito, con un genitore pronto a fornire calore e protezione cresce più forte, sicuro di sè e anche indipendente. Impara presto che non è da solo. Al contrario, un neonato lasciato troppo tempo a piangere, non diventerà un bimbo bravo che non farà capricci, ma piuttosto un bimbo insicuro circa l’affetto dei genitori e circa la sua capacità di chiedere aiuto e ottenere risposte.

Un bambino ha passato nove mesi avvolto dal calore del nostro utero, era un tutt’uno con noi, come si può pretendere che una volta catapultato fuori, in mezzo ad un ambiente che non conosce, a luci, suoni nuovi, non ricerchi, anche strillando, la sua mamma? Esiste forse qualcosa di più naturale di questo? Non a caso si parla di quarto trimestre. Un neonato ha ancora la necessità di sentirsi accolto e contenuto dalla sua mamma che avverte come un suo prolungamento, non ha ancora ben chiaro il fatto che è un organismo a parte. Un bambino che vuole stare in braccio alla mamma non è un furbetto, è un bambino che sta imparando a sopravvivere. Forzare questo processo vuol dire rendere il bambino frustrato, imporgli regole e schemi che non sono suoi.

Quindi, una volta che abbiamo capito che gli abbracci non renderanno un bambino mammone e che accorrere appena piange lo farà crescere con più autostima, vogliamo parlare di noi? Perchè privarci della parte più bella dell’essere mamma in virtù di stupidi pregiudizi? Mio figlio piange molto raramente, e non perchè io sia più brava o fortunata di altre, ma perchè io vivo in simbiosi con lui. Lo osservo, lo ascolto, cerco di prevenire i suoi pianti di fame, anche la notte (e lui mangia al massimo ogni due ore). Sono stanca? Tantissimo. Ho pianto le prime settimane? Certo che si. Mi son pure dovuta subire chi mi diceva che stavo sbagliando a tenerlo sempre in braccio e che così era normale che fossi esausta, che non dovevo lamentarmi, era colpa mia. Colpa di cosa? Colpa di amare mio figlio così come andrebbe amato, con cura e dedizione. Le mie braccia e la mia schiena urlavano pietà, ma non ho mai ceduto. Adesso mi sono abituata anche alle poche ore di sonno, ma in cambio ho un bimbo felice e sereno. Ripeto, non sono più brava di altre, semplicemente faccio la mamma. Ho deciso di mettere al mondo un figlio consapevole di ciò che volesse dire. E’ dura, ma fa tutto parte del pacchetto.

Pierfrancesco si addormenta quasi esclusivamente in braccio a me ed io amo sentire il suo calore, amo i suoi sorrisi prima di chiudere gli occhietti. Sono io ad avere bisogno di lui. Io amo annusarlo, sentirmelo addosso, amo le sue manine sul mio viso, amo dormire accanto a lui, amo le sue manine che tengono ben salde le mie mentre dorme, amo vederlo felice al risveglio quando mi trova vicina. Lui cresce consapevole che la mamma riconosce le sue necessità, cresce consapevole del mio amore, io in cambio riempio il cuore di quei momenti che passano troppo in fretta. Godiamoceli i nostri piccoli. Arriverà il momento in cui torneremo a dormire e riusciremo a fare di nuovo tanto stretching per la schiena, arriverà il momento in cui non gli serviranno più le nostre braccia per crollare, in cui non ci guarderanno più adoranti, ma fino ad allora, teniamoceli stretti, coccoliamoli, baciamoli, stringiamoli, facciamoli sentire amati e prendiamoci tutto l’amore che ci torna indietro.

Naturalmente non sto qui a dare sentenze. Ciò che può essere giusto per me e Pierfrancesco può non esserlo per un’altra mamma ed un altro bimbo che magari avranno altre esigenze. Ma ci tenevo a sottolineare che non dobbiamo sentirci sbagliate se accudiamo i nostri figli, che non dobbiamo sentirci sbagliate se i nostri figli non dormono più di un’ora da soli nel lettino, se cercano il nostro seno più di quanto ci si aspetterebbe, se vogliono sempre stare con noi. Non stiamo sbagliando, stiamo crescendo dei bimbi sani, gli stiamo regalando la sicurezza in sè stessi che gli servirà per affrontare il mondo. Non sentiamoci sbagliate, sentiamoci fiere di ciò che stiamo facendo.

E voi? Aspetto le vostre esperienze a riguardo.

2 commenti

  • Francesca

    Ciao Maria, finalmente la piccola Diana dorme e provo a risponderti! Premetto che oltre ad essere una neomamma sono una psicoterapeuta e quindi nelle mie parole si riflettono inevitabilmente i miei studi.
    Sicuramente le tendenze educative oggi sono molto diverse rispetto a quelle in voga negli anni ’70. Allora si puntava molto sulla spinta all’autonomia del neonato e poi del bambino, sacrificando il suo bisogno naturale di dipendenza e attaccamento. Probabilmente le vecchie zie che ci incitano a lasciarlo piangere sono ancora legate a queste modalità! Certo assecondare ogni bisogno del bambino ha i suoi costi per noi genitori, soprattutto perché oggi molto spesso, come nel nostro caso, i nonni sono lontani e non abbiamo il supporto di nessuno. Costi di tempo e di fatica fisica ed emotiva, per cui a volte sfioriamo il limite dell’esaurimento. Per questo vorrei spendere due parole a vantaggio dei bisogni di noi mamme. Il dono più prezioso che possiamo fare al nostro bimbo è la nostra serenità, quindi, se in linea di massima siamo attente e presenti non sentiamoci in colpa se una volta ogni tanto lo lasciamo piangere un po’ di più perché magari abbiamo bisogno di fare una doccia o di finire di mangiare. Sacrificare continuamente i nostri bisogni per quelli del bambino non fa bene a nessuno. Non è buono per noi che accumuliamo stress (che inevitabilmente sarà percepito da nostro figlio!) e nemmeno per la coppia, che è messa già tanto alla prova in questo periodo delicato. Il mio è quindi un invito a noi mamme a concederci ogni tanto dei momenti di piacere senza senso di colpa perché il ” trauma” nel bambino si genera solo con una trascuratezza ripetuta e costante.

    • [email protected]

      Ciao Francesca, grazie averci dato un altro spunto di riflessione, oltre che da mamma anche da psicoterapeuta. In effetti si può correre il rischio di andare nella direzione opposta ed annullarsi. Mi trovi totalmente d’accordo, non a caso anche il titolo di questo blog riflette questo pensiero, biberon si, ma non dimentichiamoci del rossetto.
      Grazie, un bacio a te e alla piccola Diana.

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