Gravidanza,  Senza categoria

Il mio parto Prima parte

Questo è un racconto che avrei voluto fare da tempo, ma mi sono sempre fermata. Come si fa a descrivere un momento così forte? E’ giusto raccontare la mia esperienza? E’ qualcosa di così intimo, personale. Allora mi sono messa nei panni di una donna incinta. Io leggevo tantissime storie di parti, ne ero quasi ossessionata. Alcune mi facevano sperare di non averne uno simile, altre mi facevano sognare, ma tutte mi emozionavano, nessuna mi ha mai spaventata. Si, perchè io del parto non ho mai avuto paura, non vedevo l’ora. Nemmeno quando mi raccontavano di parti difficili e dolorosissimi ne avevo paura. Ho sempre pensato a quel momento come all’incontro con mio figlio, quale dolore può essere più forte dell’incontro con i suoi occhi?

Beh, proprio una passeggiata non è stato, ma avevo ragione, non c’è dolore più grande dell’emozione di ritrovarti tuo figlio addosso. Non c’è dolore più grande della forza che ti serve per dare il benvenuto alla vita a tuo figlio.

Ma andiamo per ordine. Intanto non ho potuto frequentare il corso preparto per via della situazione critica che stiamo ancora vivendo. Avrei tanto voluto parteciparvi, imparare qualche tecnica di respirazione che mi aiutasse a rilassarmi, a gestire meglio il dolore, avrei voluto essere rassicurata sulle varie fasi del travaglio, l’unica paura che avevo era quella di non riconoscere la fase finale ( dubbi di una donna alla prima gravidanza, poi ho capito che si capisce fin troppo bene). Ma ho dovuto accontentarmi di qualche videochiamata con le ostetriche del mio ospedale e con il gruppo delle altre mamme che avrebbero partorito nel mio stesso mese e con le quali continuamo a sentirci per consigli e suggerimenti. Sapete una cosa? Sarà che nei momenti difficili le mamme diamo il meglio di noi, ma da quei pochi incontri virtuali ho cercato di trarre il massimo. Una frase più di tutte mi è rimasta impressa e mi ha accompagnata fino al parto: “non abbiate paura del dolore, pensatelo invece come un passaggio fondamentale, è fisiologico, dovete attraversarlo e sentirlo per avere la gioia più grande. Più sarà intenso il dolore, più sarete vicini all’incontro con vostro figlio”. Io da quel momento non pensavo ad altro, non vedevo l’ora di sentire quel dolore. Sarà strano da leggere così, ma è la verità, desideravo stringere mio figlio, per cui desideravo attraversare quel dolore.

Un paio di settimane prima del parto ho cominciato a sentire che qualcosa si stava muovendo, ma troppo lentamente, io ero impaziente e tutto il resto della famiglia e amici che continuamente chiedevano quanto mancasse non aiutavano. Ogni giorno speravo che fosse quello giusto, ma niente. Qualche leggera contrazione verso sera e poi nulla, tutto taceva. Facevo tutto ciò che era consigliato, grandi passeggiate, scale, ma nulla sembrava funzionare, fino a che un lunedì ho iniziato a perdere il tappo. Ci siamo, mi sono detta, avevo anche contrazioni più frequenti, ma niente, poi svanivano. Di una cosa ero certa, avrei iniziato il travaglio di notte, me lo sentivo. E così è stato.

Martedì notte, alle 5 iniziano le consuete contrazioni che solitamente finivano dopo poco, ma non quella notte, quella notte stavano continuando. Ero così emozionata. Ho svegliato Alberto dicendogli che stavolta c’eravamo. Abbiamo iniziato a monitorarle insieme, lui stringeva la mia mano con tutta la dolcezza di un compagno che vorrebbe, in quella stretta di mano, prendersi un pò del dolore che vede negli occhi della mamma di suo figlio. Ho fatto una doccia calda, ma le contrazioni erano ancora lì, C’eravamo, era il momemto giusto, stavo per conoscere l’amore della mia vita. Ancora adesso piango a scriverlo. Alle 8 ho chiamato mia mamma, mia sorella e mia suocera per dir loro che stavamo andando in ospedale. Che emozione quelle telefonate tanto attese da tutti.

Breve controllatina a borse e valigie che erano ormai pronte da tempo e via. Ricordo perfettamente il breve tragitto in auto per arrivarci, non vedevo l’ora. Le corsie verso la ginecologia mi sono sembrate i corridoi di un castello, il castello in cui stava per nascere il mio principe. Iniziamo il monitoraggio e le contrazioni c’erano. Passiamo alla visita, e si, anche la dilatazione iniziava ad esserci, mi ricoverano ed io non sto più nella pelle, mancava davvero pochissimo, o almeno così credevo. Mi sitemano in sala travaglio e mi dicono di aspettare, di camminare, di rilassarmi. Alberto non ha potuto continuare a tenermi la mano, in piena emergenza covid lui poteva entrare solo nell’ultima fase del parto. E’ rimasto fuori, in corridoio a macinare chilometri e ne ha percorsi facendo avanti e indietro, perchè io ce ne ho messo di tempo per far nascere Pierfrancesco. Ma di questo e di tutto ciò che mi ha portata a darlo alla vita continuerò a scrivervi domani altrimenti rischio di pubblicare un libro.

Un commento

  • Francesca

    Che emozione ripensare a quei momenti, io che non riesco nemmeno a vedere le tante foto che il mio compagno si è dilettato a farmi durante il travaglio e il parto. Ora, dopo 6 mesi esatti, mi sembra già così lontano, grazie per avermi riportato lì per qualche minuto, stavolta col sorriso e senza dolore, attendiamo il seguito domani!!!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Shares