Gravidanza

Gravidanza ai tempi del Covid-19

Ero pronta quando ho scoperto di essere incinta. Io e Alberto ne avevamo parlato, non credevo arrivasse subito, ma volevamo diventare genitori. Forse è anche per questo che ho vissuto la gravidanza con grandissima serenità, una tranquillità che mi trasmetteva proprio il mio cucciolo. Lui non lo sapeva, ma mi stava già migliorando.

Niente nausee, gonfiori, solo qualche mal di testa i primi mesi, per il resto ho trascorso novi mesi indimenticabili. Certo, avevo anche qualche ansia, ma io e Pierfrancesco eravamo in totale sintonia, gli parlavo continuamente, gli spiegavo ogni mio stato d’animo, ogni dubbio, ogni paura e lui, con i suoi calcetti, mi faceva capire che non dovevo stare in pensiero, che lui stava bene, che stava crescendo e si stava preparando per il nostro incontro.

Mi sentivo una principessa che custodisce il più prezioso dei tesori. Tutti avevano mille attenzioni per me. I miei genitori hanno trascorso con noi qualche settimana e mia mamma sfornava tutto ciò che il suo nipotino desiderava. Mia suocera mi inviava pacchi pieni di tutto ciò che potesse far bene a me e Pierfrancesco. Alberto ci ha viziati tanto, ci preparava tanti piatti buoni e nuovi e si preoccupava anche di sistemare casa per non farmi stancare. Ci comprava tutto ciò che potesse farci felici. Le nostre serate sul divano ad accarezzare quel pancione che piano piano diventava sempre più grande, rimarranno per sempre tra i nostri più bei ricordi.

Io stavo benissimo, ero nel pieno delle forze per cui abbiamo anche viaggiato. Calabria, Sicilia, Napoli, Verbania, non ci siamo fatti mancare nulla. Non mi sono fatta mancare nemmeno il mio amato allenamento in palestra, sala pesi e piscina. Tutto per il benessere del mio amore. Fino a che di colpo, qualcosa di più grande di noi ci ha costretti a perdere quella nostra naturale tranquillità. Un virus che sembrava lontano, era arrivato alle porte di casa nostra. Un virus forte e assetato di vittime si stava diffondendo con una velocità inaspettata, avevamo qualcos’altro di cui doverci preoccupare. Ben presto la nostra vita è cambiata e noi abbiamo dovuto abituarci a nuove regole e comportamenti.

Niente più palestra, niente più cene fuori, niente shopping per lui nei negozi, niente contatti con chi ci vuol bene. Fare la spesa faceva paura quasi come attraversare un campo minato. Dov’era il virus? Come ci si protegge da un nemico invisibile? Starnutire o tossire in pubblico era motivo di sguardi diffidenti. Questo è ciò che tutta la gente si è trovata a vivere, ma chi era nella mia stessa situazione ha dovuto fare i conti con tante altre limitazioni che hanno tolto un pò della serenità che avevamo.

Il corso preparto dove speravo di conoscere altre mamme, ostetriche che mi avrebbero accompagnato nel viaggio in cui avrei conosciuto mio figlio, è stato sostituito da qualche videochiamata informativa. Le visite dal ginecologo, in cui io e Alberto facevamo video alle ecografie, chiacchieravamo con il ginecologo, non sono state più possibili, potevo entrare solo io, visita veloce e via, via con la sensazione di aver perso un pezzo del nostro percorso che non tornerà più.

Si, perchè al di là del distanziamento, del lockdown, quello che una donna incinta si è trovata a vivere mentalmente è ancora più pesante. Per proteggere mio figlio dalla Toxoplasmosi so che non dovevo mangiare determinati cibi, so che era necessario bere tanto per il suo benessere, so che non dovevo fare troppi sforzi, ma come facevo a proteggerlo da qualcosa che non conosco?

E vogliamo parlare del parto? Non entrerò nel merito del mio perchè a quello voglio dedicare un capitolo a parte, ma io e Alberto sognavamo tantissimo quel momento. Mi immaginavo si, in preda ai dolori, ma con la sua mano a stringere la mia, o comunque, con lui accanto a me. Lui desiderava tagliare il cordone ombelicale, che fortunatamente ha potuto fare, ma è mancato tutto il resto. Nessun familiare vicino, nessuna visita consentita.

La paura di contrarre il virus, di non poter stringere il proprio figlio non appena nato, di non poterlo allattare (cosa che invece si poteva fare), quante incognite abbiamo vissuto noi mamme ai tempi del Covid? Ma allo stesso tempo, quanta consapevolezza della nostra forza ne abbiamo ricevuto? Si, partorire quasi da sole con persone sconosciute, passare i giorni in ospedale in solitudine, tornare a casa e non trovare nessuno, occuparsi di un neonato 24 ore su 24, sono tutte prove difficili, che mettono alla prova, ma che una mamma supera, supera in nome di un amore che mai avrebbe potuto immaginare. Supera perchè c’è qualcuno che non ci consente di preoccuparci di ciò che stiamo attraversando, lui è lì che aspetta di trovare le nostre braccia ad accoglierlo, i nostri sorrisi sereni a rassicurarlo, la nostra voce calda a tranquillizzarlo. Lui non è cosciente di cosa sta succedendo nel resto del mondo, il loro mondo siamo noi, per cui siamo state e saremo forti e solide per loro. Mettiamo da parte ansie e stanchezza e ci diamo a loro, che non i loro sorrisi, con i loro occhietti, ci hanno mostrato di cosa siamo capaci. Nessun virus, nessuna pandemia ci ha fatto essere meno mamme, anzi, forse ci ha dato una marcia in più.

Come sarebbe stato senza? Sicuramente meno restrizioni, meno pianti, sicuramente più spensierati. Ma non rimpiango nulla, ho cercato e cerco di guardare sempre il risvolto positivo. Il dover stare completamente soli ci ha solidificati come famiglia, ci ha fatto creare da subito quel legame che ci ha resi un’unica cosa.

E voi? Come avete vissuto la vostra gravidanza? Cosa vi è mancato maggiormente? Apetto le vostre esperienze.

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